Considerazioni di un giovane faentino

A seguito della diretta da Faenza della trasmissione di Rete 4 “Dalla vostra parte” un giovane faentino ci ha inoltrato queste sue considerazioni sulla partecipazione al programma e più in generale sull’affaire del mediatore culturale dell’ASP della Romagna Faentina. Abbiamo chiesto di pubblicarle perchè in maniera disinteressata e neutra ha fatto una bella riflessione sulla vicenda.

CONSIDERAZIONI PERSONALI RIGUARDANTI LA PARTECIPAZIONE DI UNA DELEGAZIONE FAENTINA ALLA TRASMISSIONE “DALLA VOSTRA PARTE”

Non sono un fanatico del giornalismo d’assalto (per intenderci quello da “Iene”), non tanto perché non trattino temi che non mi interessino, ma più che altro per le modalità, spesso barbare, che vengono usate. Infatti, l’esagerazione dell’ostentazione giornalistica tipica di questo genere finisce con il confondere le persone che guardano: più di una volta mi son trovato a pensare che il colpevole (o colpevolizzato) fosse soltanto vittima di un agguato del “giornalista” in questione. Ma noi italiani siamo così, ci piace immensamente godere delle disgrazie dei colpevoli, che poi essi effettivamente lo siano o meno poco importa, ci basta che sia la tv a condannarlo. Ed è proprio seguendo questa logica che sono nati negli ultimi anni una moltitudine di programmi che si fondano su questa tipologia d’informazione, sfociando nella banalità, o ancora peggio nella disinformazione.  

Il programma “Dalla Vostra Parte” è chiaro esempio di programma d’assalto e disinformazione. La ricetta è semplice: si prende il giornalista disponibile a fare un agguato a caccia di presunti scandali sociali, si monta un video ad hoc, si chiamano ospiti in studio (preferibilmente politici dalle discutibili abilità intellettive ), ci si collega con persone spesso in situazioni economicamente o socialmente difficili e, dulcis in fundo, Maurizio Belpietro  che prova a tenere le redini della discussione.

E questo punto è lecito chiedersi: ma se non sei interessato a questo programma, perché mai lo guardi?

Domanda giusta, ma ieri mi è giunta all’orecchio la voce che alcuni miei concittadini sarebbero andati in trasmissione per parlare di un presunto scandalo accaduto a Faenza, ed essendo la seconda volta nel giro di pochi mesi che accade, ho voluto mettere da parte il mio giudizio verso alcuni giornalisti e politici, mi sono armato di pazienza ed ho guardato la trasmissione. O perlomeno ci ho provato.

Premessa: lo scandalo a cui si faceva riferimento, riguardava il compenso destinato ad un mediatore culturale senegalese, reo, secondo il giornalista d’assalto, Maurizio Belpietro, Roberto Formigoni, Daniela Santanchè e, last but not least, i dieci cittadini faentini indignati, di guadagnare una cifra spropositata (20000 euro lordi in quattro mesi). E attenzione: sul fatto che il compenso sia alto, posso essere anche d’accordo, ne possiamo parlare, a patto che lo si faccia con cognizione di causa, sapendo quindi cosa faccia un mediatore culturale e quale sia la sua importanza nei delicati equilibri odierni.

In trasmissione ne hanno parlato, peccato solamente che la cognizione di causa dei prendenti parte alla discussione, sia rimasta a casa sul comodino, dicendo dunque non solo una miriade di sciocchezze, ma pure finendo, ben presto fuori tema. Il fatto accaduto altro non è stato se non il pretesto per iniziare una verbale ed inumana “caccia” ai lavoratori stranieri, ben condita di facili stereotipi, espressioni razziste e una buonissima dose di ignoranza, raggiungendo l’apice con la frase “perchè se sei uomo e c’è la guerra, non sei capace di imbracciare un fucile?”.

Non credo ci sia bisogno di commentare un assunto di tale bassezza etica, prima ancora che intellettuale; però lasciatemi dire che trovo disgustoso questo senso di presunzione antropologica. Come può una persona, che non ha vissuto guerre, solamente pensare di sapere quale sia il giusto comportamento altrui da tenere in una situazione del genere? Come può autonominarsi a giudice morale di qualcuno che non conosce e di qualcosa di cui non ha esperienza?  

Si sono dette altre cose, anche che mi riguardano da vicino: alcuni di questi personaggi, vorrebbe che il suddetto posto venga preso da “uno dei tanti laureati in lingue italiani che ci sono in giro” (il sottoscritto ne è un esempio), lasciando dunque facilmente filtrare l’idea che non sia sbagliato il principio di strapagare un mediatore culturale, ma che sia sbagliato strapagare un immigrato, e che, se il mediatore culturale fossi stato io, probabilmente non si sarebbe fatto nessun collegamento televisivo.

L’appello che vorrei fare a tutte le persone coinvolte nella trasmissione di ieri sera è quello di abbandonare la presunzione che vi affligge. È terribilmente presuntuoso pensare di saper vivere nei panni altrui e credere di saper agire in situazioni in cui non ci si trova, oltre che socialmente dannoso ed ignorante.

Un’ultima cosa: mi vergogno tutt’ora di avere qualcosa in comune con queste persone; che questo “qualcosa” sia soltanto un confinato lembo di terra, al quale voi vi attaccate come disperati, è una fortuna, perché se provaste a guardare oltre, potreste capire quanto sia bello vedere il lembo senza confini.

F.P.

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