In difesa del futuro

“Siglare all’ONU l’accordo sul clima è stata una delle emozioni più grandi della mia esperienza al Governo. Quando ho apposto la mia firma a nome dell’Italia ho provato un brivido perché quell’accordo non era per noi ma per i nostri figli. Lo penso a maggior ragione oggi dopo la decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti da questo straordinario impegno.

Penso però che dobbiamo fare di più. Non possiamo lasciare solo ai Governi la responsabilità di lavorare per gli accordi di Parigi. Ma dobbiamo coinvolgere più persone possibili, i cittadini, le associazioni. Per questo motivo martedì prossimo, 6 giugno, alle 22 il PD organizza delle fiaccolate in tutte le province italiane. Semplici fiaccolate, almeno una per provincia. E ci ritroveremo tutti insieme – anche chi non è del PD, in modo aperto, inclusivo – per dire che noi difendiamo il futuro.
Tutto qui: il futuro ci riguarda, il futuro ci appartiene.

In tutti i comuni presenteremo ordini del giorno e in Parlamento presenteremo mozioni sulla strategia energetica nazionale: consumi, trasporti, occupazione, filiera delle rinnovabili, trazione elettrica.
Ma oltre ai documenti, importantissimi, vogliamo coinvolgere le persone. Cento semplici fiaccolate, senza comizi, senza show mediatici: solo per ribadire con forza che tutti noi crediamo al futuro. E lo difenderemo, costi quel che costi”.

“Secondo i ricercatori se la temperatura media globale aumentasse più di 2,5° ci sarebbe un calo netto della produzione agricola su scala mondiale. A 2° le produzioni di riso e mais in Paesi come la Cina e l’India vedrebbero una contrazione intorno al 5%. Con decine di milioni di affamati in più. È questa una traduzione dell’impegno più importante sottoscritto a Parigi con Cop21, ovvero lavorare alla limitazione concreta dell’aumento di temperatura.

Oggi, nella giornata mondiale dell’Ambiente, dobbiamo rimarcare l’importanza di questo impegno vincolante, raggiungibile con uno sforzo collettivo, oltre le frontiere. Per tanti di noi che hanno vissuto la delusione di Kyoto si tratta di un cambiamento storico. Anche perché per la prima volta Cina e Stati Uniti, responsabili da soli del 38% delle emissioni totali di Co2, avevano trovato un’intesa. Ecco perché la scelta di Trump è non solo irresponsabile, ma inaccettabile. Negare il cambiamento climatico, uscire unilateralmente da un patto sottoscritto da 195 Paesi, significa mettere gli Stati Uniti in una posizione di isolamento che non ha precedenti nella storia recente.

Ancora una volta le scelte di Trump dimostrano che protezionismo, non è protezione. Si tratta di una visione miope, legata a un modello economico e industriale che rifiuta l’innovazione, “rifiuta il futuro” come ha detto lo stesso Obama. Tradurre il proprio slogan “America first” con libertà assoluta di inquinare e chiusura delle frontiere commerciali non farà che indebolire gli USA. La reazione internazionale è stata netta, a dimostrazione di come Cop21 rappresenti davvero un punto di mediazione utile. Non sono mancate anche tante voci del mondo produttivo, industriale, politico, culturale americano.

Bisogna allora lavorare per salvare gli impegni di Parigi, tutelare l’ambiente come vero bene comune mondiale. In un mondo interconnesso le decisioni di ognuno pesano sull’equilibrio in cui viviamo tutti. Una fabbrica ad alte emissioni in Michigan contribuirà a ridurre la produzione alimentare nel centro Africa. In economia si chiamano esternalità negative. Nella realtà significa mettere più a rischio il Pianeta. Ecco perché una reazione oggi è necessaria, soprattutto da un Paese come il nostro che rappresenta un bacino di biodiversità che non ha eguali.

Non possiamo accontentarci di guardare le scelte di Trump, nemmeno criticarle basta. Ci vogliono impegno, politiche concrete, costruzione di relazioni più forti a livello internazionale. L’Italia può svolgere un ruolo guida in questo percorso e lo dicono i numeri. Secondo i dati Eurostat siamo tra i migliori in Europa per ecoefficienza, sopra di noi c’è solo Lussemburgo. Ricicliamo più materia prima della Germania. Il settore delle energie rinnovabili sta crescendo con costanza negli ultimi anni.

Vanno poi consolidate le politiche comuni di Europa e Cina in questo campo, che apriranno anche opportunità di sviluppo per interi settori legati all’innovazione sostenibile e alla Green Economy. E proprio il Partito democratico, insieme alle altre forze progressiste europee, dovrà guidare il cambiamento necessario. Un movimento popolare, contro le folli scelte populiste. Un cammino impegnativo, aperto al contributo di tanti che vogliono costruire un futuro più sostenibile sul piano sociale, economico, ambientale.”

Così scrive il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi

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